Libero "Maesano" Mancone
- 5 nov 2015
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Di media statura, robusto e camminata dinoccolata. Libero amava indossare tute di ciniglia, scarpe da scavalco ai piedi e un cappelletto di lana in testa che a coprire i suoi lunghi capelli scuri e la sua folta barba lo facevano somigliare al "Monnezza", il famoso personaggio dei film con Tomas Milian. Questo era Libero Mancone.
Per un periodo di tempo, nelle prime settimane degli anni ottanta, io fui ospite nella sua villa ad Acilia; i miei amici maglianesi mi "spedirono" in quelle zone, perché dovevo dare una mano a Libero e al gruppo di Ostia-Acilia ad "addolcire" i nostri rivali a cederci il territorio.
Libero era un ragazzo sempre allegro, scherzoso, che per la Banda della magliana si sarebbe fatto in quattro. Era talmente disponibile con le famiglie dei carcerati legati alla Banda che, dopo aver diviso la famosa stecca para, se le stesse famiglie tornavano per un ulteriore finanziamento, a differenza di altri che li scucivano a malincuore, lui lo faceva senza sbuffi; perché con il denaro aveva un rapporto distaccato...un po' come il mio.
Bravissimo nel guidare le auto e ancora più bravo con le moto*, più volte uscimmo alla grande dagli inseguimenti con polizia e carabinieri, perché Libero trovava sempre lo spiraglio sufficiente per infilarsi tra i mezzi che ci precedevano.
Ad Acilia Libero era una specie di istituzione, chiunque tra gli abitanti avesse avuto un problema da risolvere o un aiuto da chiedere, lui interveniva. Ricordo che quando noi gironzolavamo per il quartiere, molti di quei negozianti per i quali si dava da fare, lo chiamava per fargli assaggiare frutta di stagione, offrirgli il caffé, il formaggio fresco appena arrivato:
"Ma nun te vergogni, li mortacci tua, me sembri un guappo napoletano!" e lui: "Ma che cazzo devo fà, ma nun lo vedi come insistono?".
E io, di rimando:" Ma falla finita che te piace..."
"Ma che me piace er cazzo si me fanno venì la panza con tutti 'sti assaggi."
A Libero volevamo tutti bene, per questo e per altri motivi. Quando Nicolino Selis si mise in testa di uccidere Abbruciati, Renatino e altri , noi dicemmo NO! Poi, quando tra i morituri aggiunse Libero, pensammo:" Ma questo è impazzito!?!", e decidemmo di toglierci dai coglioni lui.
E così fu. Il 3 febbraio del 1981, Nicolino entrò nella villa di Libero, convinto di procedere come voleva lui e si ritrovò crivellato di pallottole.
Io gli facevo un sacco di dispetti a Libero e lui mi sopportava stoicamente. Soltanto una volta lo vidi barcollare; e fu quella volta che gli feci scavare da solo la fossa per Nicolino Selis. Io dall'alto lo osservavo fumandomi una sigaretta e buffoneggiando.
" A fijo de 'na mignotta", mi disse "ma me voi dà 'na mano?!"
"Scava, Libero, scava!" continuavo a sfotterlo.
" Te ce ficcherei pure a te dentro 'sta buca". Mi fulminò con lo sguardo.
Vidi l'ultima volta Libero Mancone all'interno del tribunale di Ancona. Era la fine del 1989, forse inizio anni 9o. Io ero dentro la gabbia degli imputati. Lui fece un casino tremendo con i guardiani che non gli permettevano di avvicinarsi a me. Ma tanto disse e tanto fece che riuscì a sgattaiolarla e a raggiungere la gabbia, abbracciarmi forte e sussurrarmi qualcosa all'orecchio prima che gli sbirri riuscissero a trascinarlo via.
*Libero è morto nel 1993 in un incidente di moto. Sicuramente perché non gli hanno lasciato nemmeno lo spazio sufficiente per passare.
R.I.P.
di Antonio Mancini foto tratta da Wikipedia


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