Sex, Drug, Rock n Roll...& Fish!
- 10 feb 2016
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Per un periodo di tempo,essendo entrambi ricercati: lui per essere interrogato per l'omicidio di Amleto " Renato er Voto" del quale era assolutamente estraneo, ed io per non essere rientrato da un permesso di alcuni giorni nella casa di lavoro di Soriano nel Cimino in quel di Viterbo, dividevamo insieme buona parte delle nostre giornate, comprese le notti. Nella banda i capi avevano messo delle regole; una di essa stabiliva che dal lunedì al venerdì bisognava mantenere un comportamento monastico, mentre, nei fine settimana ognuno era padrone di darsi alla pazza gioia: sesso e droga a tutto spiano ma di rock & roll, poco o niente perchè Marcello ascoltava altra musica; quella di Adriano Celentano d'antan, per esempio era una tra le suo preferite. Poiché ne lui ne io avevamo una moglie e nemmeno una relazione fissa, quella pazza gioia la stiracchiavamo al punto tale da farla diventare estremamente folle: donne di ogni colore e sembianze fisiche purché giovani, belle e "generose" e magari con il gusto di pippare coca, possibilmente infilandosi i tocchetti nel naso per evitarci la fatica di ridurla in polvere. Tra le case a nostra disposizione dove trascorrere la latitanza ne avevamo una anche ad Acilia, due passi da Ostia. Il venerdì e il sabato gli davamo sotto di brutto e la notte tra il sabato e la domenica le donne a casa e noi a nanna a smaltire la coca in una lunga dormita fino alla sera della domenica. Doccia, barba, profumo e diritti a Ostia per silenziare la fame il più delle volte da Ferrantelli dove ci preparavano un leggero e squisito brodetto di pesce per primo e una gustosa aragosta per secondo innaffiati con un sorso di Galestro capsula viola, non di più poiché nessuno dei due beveva vino e per completare la rinascita che ci avrebbe fatti trovare svegli e pimpanti il giorno dopo, un tortino di ricotta e pere. Tratto, Acilia-Ostia sigaretta accesa e Celentano cullante:" ora sei rimasta sola/ piangi e non ricordi nulla/ scende una lacrima sul tuo bel viso/ lentamente len-ta-men-te...." " A Marcè, ma nun potresti mette n'arto nastro?" " Perché? Nun te piace Celentano?" rispondeva lui con quella sua dolcezza ed espressione bonaria. " Sì, me piace...ma du palle...", " Che voi sentì Baglioni?" "Lassa Celentano Marcè....." La proprietaria e i camerieri ci accoglievano cordiali e festosi. Non sapevano assolutamente chi eravamo, naturalmente era noto il tenore delle nostre cene e soprattutto la generosità delle nostre mance. Il ristorante era pieno. I tavoli nella saletta dove solitamente prendevamo posto noi era tutto occupato e cerimoniosamente ci accompagnarono in un'altra saletta. A servirci un cameriere che non ci conosceva e che sordo ai nostri cenni di mano per richiamarne l'attenzione, passava oltre e non ci si filava proprio. " Ma guarda 'sto rotto 'n culo", feci io", . " Aspetta", disse Marcello", mò arriva". " Ma io c'ho fame", dissi sbuffando impazienza. "Pure io, ma mò arriva. Sta bono!". Restai buono due minuti, non di più: " cameriere, vuole venire qui o no?", dissi imbruttito. " Ma non lo vedete che sono impegnato?" disse, sfilando penna e block notes dalla tasca della sua coreana da cameriere. "Acqua gassata e naturale", disse Marcello con voce cortese "Vino...?". "Galestro capsula blu". Per primo...?", "Due risotti con la crema di scampi". " E comunque io sono qui per lavorare..." " Ecco bravo", gli sforbiciai la parola, "e vedi de stacce pure pè noi" Ormai con la pazienza era saltato anche il lei ma non la fame," e fa na cosa veloce a portacce un antipasto caldo di mare". Lui fece la faccia ed io glie la smontai: " e nun me guardà co qua a faccia...m'hai capito?" " Bono a Necche, sta bono..", disse Marcello scuotendomi la mano, poi rivolto al cameriere come segno di resa o meglio di comprensione mostrò i palmi della mano e tentò di mettere pace. "Tranquillo..tranquillo; non è successo niente". Immaginavamo che avrebbe riportato le sue lamentele alla proprietaria e ai suoi colleghi. Non più di tre minuti e sentimmo i passi veloci su tacchi dodici: era lei la bella e affascinante signora Ferrantelli accompagnata dal direttore di sala. Sorriso pieno e profumo Chanel n° 5: " E' successo qualcosa?". Anche la voce aveva sensuale. " No no, tutto a posto", rispondemmo con un voce sola. " Vi mando un altro cameriere". " No perchè? Va benissimo anche chi ci ha servito fino ad ora", rispose Marcello. " Sicuro?" " Sicuro", rispondemmo di nuovo a una voce sola. Naturalmente l'atteggiamento del tizio cambiò radicalmente e quando a cena finita andammo a pagare, lui era li con l'aria mesta e rammarico negli occhi. "Chiedo scusa", disse il tizio con voce piagnucolante. " Non problema. Tutto a posto ma la prossima volta trattaci meglio", disse Marcello in un perfetto italiano, un mezzo sorriso e con il tono di voce privo di cortesia. Uscimmo e ci accendemmo una sigaretta, respirammo avidamente l'aria marina, poi lui sbottò a ridere e mi diede una della sue manate demolitrici: " Te fai sempre riconosce",disse. " Me fai male..." "Ma statte zitto che nemmeno t'ho toccato..." Salimmo in macchina,avviò il motore e passammo lentamente davanti alla porta del ristorante. "Marcè, lo sai che la signora Ferrantelli me risulta de brutto?!" " Pure a me!" disse lui.
Nb: come si può notare dalla foto, io sbuffo temendo di non riuscire a scontrarmi con l'ergastolo. Marcello ancora con i guanti alle mani pronto a riaprire le danze nell'ipotesi che Pescetto non fosse morto
di Antonio Mancini foto tratta da Privato


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