Storia di un tatuaggio e altre storie.
- 5 mar 2016
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Anno domini 1966, forse 67: di sicuro non avevo ancora vent'anni. Sezione piccola, cella numero 1 del carcere di Spoleto; Io, una delle tre B della famigerata banda dei Marsigliesi mon frere, come preferiva chiamarmi, Jacques Rene Berenguer soprannominato "Jacki le Bordolais", e Eros Castiglioni bandito milanese e autore con Ciappina, Gesmundo " Jess il bandito", Nando " il Terrone", e altri, della rapina a un portavalori nel lontano 27 febbraio del 1958. Cinquecento e più milioni di lire il bottino. Entrambi appassionati di film noir, sciorinavano quelli che a loro avviso, rappresentavano nella maniera più realistica la scène du crime che per Jacki erano i noir francesi come Grisbi. Le Rififì. La Banda Bonnot Fino all'ultimo respiro. E, nonostante che lo aspettasse la ghigliottina se fosse stato estradato in Francia con l'accusa di duplice omicidio dei quali dichiarava la sua innocenza, anche il film Ascensore per il patibolo. Mentre per Eros Castiglioni era la cinematografia americana a rappresentare meglio la scena e così dicendo sfilava dalla sua cineteca personale; Il Piccolo Cesare Giungla d'asfalto Scarface lo Sfregiato Rapina a mano armata I Dannati non piangono. E altri ancora. Cazzo, pensai, I DANNATI NON PIANGONO, sarebbe stata una bella frase da tatuare. In fin dei conti non avevo mai pianto quando mio fratello maggiore mi sdrumava di botte se la notte non rientravo a casa. Non avevo mai pianto quando gli sbirri mi gonfiavano di botte, e nemmeno quella volta che sfuggire alla cattura precipitai in un burrone rompendomi testa e ossa. "Jaccki, mo o fai 'n tattuaggio?" . "Oui mon frère.." " Se cat serva fat al corp me na cartina geografica", si intromise Eros. " A Eros, se te parli austroungarico io nun te capisco. Cai detto?" " Ho detto a che cazzo ti serve trasformare il tuo corpo in una cartina geografica." Quattro aghi legati stretti con un filo di cotone sfilato dalla coperta che ci forniva la casanza, pesante come un masso e calorose come un fiammifero acceso. Ricavammo il nerofumo dalla gomma di una scarpa, chinai la schiena seduto su uno sgabello e tuc...tuc…tuc…tuc…, passaggio di asciugamano a detergere il sangue misto a fuliggine; tuc..tuc..tuc..tuc.. Era robusto e muscoloso mon frère, aveva una mano pesante come un maglio che mi fece vedere i sorci verdi; ma alla fine del martirio fui fiero di quella scritta che comunicava a urbe et orbi che i dannati non versavano lacrime. Alcuni mesi dopo quella grande impresa, l’avvocato disse a Jacki che aleggiava aria pesante sulla sua richiesta di estradizione e così per far arrivare la sua innocenza al di la dei verbali e degli atti giudiziari, insieme a Maurizio er Titoffe, Roberto er Penna bianca e Lucianino lo Svociato, armati di lamette e di una lunghissima corda ci arrampicammo sui tetti e da lassù ponemmo le nostre condizioni. “ Fino a che nun vengono magistrati, giornalisti e avvocato de Berenguer, noi da qua nun scennemo”. Rimanemmo sui tetti due giorni e due notti ben sostenuti da Eros Castiglioni e altri compagni che ci fornirono coperte, panini, acqua e sigarette. Poi finalmente venne un magistrato, un giornalista e l’avvocato di Jacki, e dopo aver comunicato quanto c’era da comunicare, scendemmo accolti dagli altri compagni come reduci dalla guerra in Russia; mancava soltanto la balalaika e il casatschok e stavamo a posto. Ma la festa durò poco perché non appena magistrato, giornalista e avvocato andarono via gli sbirri in massa, piombarono nelle nostre celle dandoci appena il tempo di raccogliere le nostre cose personali e ci impacchettarono distribuendoci chi un carcere e chi in un altro. Io fui trasferito alle Murate di Firenze, dove circa una settimana dopo mi ritrovai nel mezzo di una nuova rivolta: Eccheccazzo! 26 febbraio dell’anno domini 2010. Il mio avvocato di allora mi disse che una giornalista dell’ Unità che allora era il mio giornale di riferimento, gli aveva chiesto di intervistarmi. Ci incontrammo a Macerata, arrivò con il marito, un tizio con la faccia che diventava anonima trenta secondi dopo che lo vedevi. Faceva il fotografo free lance e si chiamava Alessandro Lisci. Il nome della giornalista invece era Angela Camuso, un tipino vestito più da soubrettina che da giornalista d’assalto e in seguito autrice del solito libro sulla “storia vera” della banda della Magliana tratto dagli atti giudiziari; titolo del pamplhet; “mai ci fu pietà” ( e chi glie l’ha detto la mammà che mai ci fu pietà?) che tra le sue pagine riporta episodi mai accaduti, assolutamente inventati, quindi non si sa quali atti giudiziari abbia consultato la Christiane Amanpour alla vaccinara. Ma su questo ci tornerò. L’intervista iniziò all’interno di un ristorante e terminò nello studio dell’avvocato. Alla fine dell’intervista mentre lei raccattava le sue carte, il tizio mi propose una cosa da fare insieme. “ Poiché sto preparando un book con le foto dei tatuaggi dei più noti criminali italiani ”, disse il Cesare Lombroso cacio e pepe con afferrando la sua macchinina Kodak da riporto, e facendo nomi di altri criminali disposti a farsi fotografare che non so se fossero al corrente della cosa, o usati per spargere fumogeni ai miei occhi, “poi”, concluse Faccia Anonima , “ i proventi li dividiamo”. Dopo qualche tempo dall’apertura del mio profilo su Facebook, un amico m’ inviò un messaggio: “I Dannati non piangono”,solo questo era il contenuto. La cosa mi stupì perché io non avevo ancora mai parlato ne mostrato in foto quel tatuaggio. : “Scusa, ma te che sai che ho un tatuaggio con quella scritta?” “ Ma come che ne so se le immagini dei tatuaggi sono in vendita su internet”, disse l’amico dandomi le coordinate dove trovarle. Eggià, il tipino fino, aveva messo in vendita le foto dei miei tatuaggi che ho mostrando il mio corpo come quarti di bue da macello; mancava il gancio dove appendere l’animale e avanti carnivori: la iena aveva fatto davvero un bel lavoro farabuttesco. Chiamai immediatamente l’avvocato che incredulo prese contatto con la iena che per un po’ giocò a nascondino tra farfugliamenti e gne gne vari. e soltanto dietro minaccia di denuncia tolse le foto Questa è quanto riguarda il fotografo free lance Alessandro Lisci; invece sulla Christiane Amanpour dè noantri che non ci fu mai pietà lo seppe da mammà, ci tornerò sopra.
Parte seconda Riassunto della puntata precedente. Tramite il mio avvocato di allora, l’Unità, a quell’epoca il “mio” giornale di riferimento, chiede una mia intervista e a raccoglierla spedisce una tale Camuso Angela, in quel momento per me, perfetta sconosciuta, la quale il giorno dell’appuntamento arrivò in notevole “ Avvocà”, feci a un certo punto spazientito da quell’attesa;“ ma questa chi se crede di essere, la Christiane Amanpour* alla pajata che arriva quanno cazzo je pare? M’annamosene!”. L’avvocato, abituato alle attese sfibranti per i depositi delle istanze. Dalle anticamere fuori dalle stanze delle illustrissime eccellenze. Le estenuanti udienze e la speranza di una benevole sentenza: quanta pazienza….mi invitava all’indulgenza. L’appuntamento era su una strada in salita nel centro storico di Macerata. Vestita come una reduce da una serata alla Scala di Milano e caracollando su tacchi dodici, capelli lunghi e scuri e la frangettina sbarazzina da non è la rai, un viso grazioso e un effluvio di profumo come se fosse appena riemersa da un bagno di essenze francaise. Ticchettai con l’indice sull’orologio e al mio ‘ahò, che stava significando‘ ma chi cazzo te credi de esse’ , la tipina fina ingoiò saliva e farfugliò scuse. Con lui c’era una figura insignificante che ci presentò come il suo sposo. Dopo il pranzo messo in conto al giornale, ci recammo nello studio dell’avvocato e alla fine dell’intervista…e questo credo che sia sufficiente per il riassunto della puntata precedente che se sfogliate questa mia pagina la trovate. Bugie e mutandine. Dopo qualche tempo che non so quantificare, il mio avvocato mi disse che la Camuso Angela gli aveva chiesto se ero disponibile a recarmi a Milano per partecipare alla presentazione di un libro che aveva scritto sulla banda della Magliana. Dopo vari titic e titoc tra me e l’avvocato alla fine accettai e quando ebbi il libro, tra le mani e lessi il titolo Mi fece avere il libro basato sugli atti giudiziari. Vidi il titolo e storsi la bocca ,“ Mai ci fu pietà” e glie lo dissi, alla fine della lettura confermai comunque la mia presenza. “ Ti piace?” Chiese lei cinguettando. “ Sì”, mi limitai a rispondere, “riporta fedelmente i fatti, ma….”, senza entrare nel merito dello stile di scrittura non essendo in grado di giudicare, dal basso della mia 5° elementare,chi era uscita dalla scuola di giornalismo di Urbino; mica fusaje! “Ma…cosa?”, Fece la riportatrice interrompendomi. “ Essì, mò te lo dico adesso, poi te lo ridico a Milano… ahò, ma che te credi che io nun c’ho niente da fa!” La sciusciai come fa il contadino con le galline e chiusi la comunicazione. 18 marzo dell’anno domini 2010. Fuori della sala multi center della Mondadori incontrai l’apprezzatissimo magistrato Guido Salvini della Procura di Milano con il quale scambiai una cordiale stretta di mano e una battuta. All’interno trovai gli altri partecipanti: Paolo Mieli, già direttore della Stampa e del Corriere della Sera e in quel momento direttore della Rcs libri ed Enrico Mentana già direttore di alcune testate televisive allora direttore del Tg de La7. Professionisti con i fiocchi, ma mi chiesi cosa c’entrassero con la presentazione di un libro sulla banda della Me pare strano che a Mieli E Mentana, possa saperne Più di tanto della bandaccia Po’ darsi che hanno accettato Per una mera cortesia nei confronti Della riportatrice. E comunque so Cose che nun me riguardano. Seduta tra loro una bella ragazza che seppi poi essere un’attrice che avrebbe letto alcuni passaggi del pamphlet. E un altro tizio che non Tra i presenti in sala riconobbi Mario Lavezzi; notissimo paroliere degli anni 60/70 e famoso per essere stato uno dei membri di famosi gruppi musicali come I Camaleonti, La Formula 3, Il Volo e Flora Fauna e Cemento e l’Alessandro Lisci sposo che con il suo attrezzo si affannava a scattare fotografie. A troneggiare su tutti, naturalmente la figura della Camuso Angela vestita…vestita…come posso dire; ricordate la leggendaria Rita Hayworth mentre canta nell’altrettanto leggendario film Gilda. Dopo che aveva parlato il dottor Guido Salvini, che tra tutte le esattezze disse: “ Nella banda della Magliana erano tutti fascisti”. Eh eh eh…bono dottò. E non appena il microfono arrivò a me rettificai immediatamente la cosa: “ Tutti assolutamente NO; io ero e sono COMUNISTA”. Poiché c’ero rettificai anche alcuni passaggi del libro completamente INVENTATI; il sequestro del portiere dello stabile dove ci fu il conflitto a fuoco tra me, Marcello Colafigli e uno dei Proietti e lo scambio di pistolettate tra me e un poliziotto. Ma la cosa più grave e ASSOLUTAMENTE NON VERA che riporta nel suo pamphlet la Camuso Angela e che sempre durante quel conflitto a fuoco, io e Marcello ci facemmo scudo di un bambino; FALSO, tant’è che di quell’episodio non c’è traccia in NESSUNISSIMO ATTO GIUDIZIARIO. Lei ( in)naturalmente fece orecchie da mercante. Allora stando così la realtà, mi chiedo e chiedo alla Christiane Amanpour carciofo alla Giudia, visto che negli atti giudiziari di quella cosa non c’è traccia dove l’hai letta? Naturalmente glie l’ho chiesto e sapete cosa mi ha risposto? Un attimo e ci arrivo. Prima ancora Mentre tornavamo a Roma, io in macchina con il mio avvocato e lei con il suo sposo, squillò il suo telefono, dall’altra parte la Camuso Angela, non so se ancora vestita come la Gilda, e comunque piagnucolate che in preda al terrore mi dice che aveva ricevuto una telefonata da un certo Alessio Monselles, uomo di Enrico Nicoletti giornalisticamente definito il “ cassiere della banda della Magliana”. “ E cosa ti ha detto?” Gli domandai. “ Che devo farla finita di scrivere le cazzate”. “ Ma io non le ho mai scritte le cazzate…” “Ah ah ah…” Feci puntando il ditino contro la sua labile memoria”, ma come non le hai mai scritte se proprio ieri sera te ne ho fatte notare un paio contenute nel tuo libro su di me e Marcello Colafigli?” Fece (in)naturalmente nuovamente orecchie da mercante e continuò a pensare ai cazzi suoi e alla sua fottuta paura. “ Cosa mi consigli di fare?”, Mi domandò con la voce tremante. “ Ma stai tranquilla”, le dissi”, “ fin quando ti minacceranno te “ Cosa vuoi dire, non capisco”. Aveva sentito infermiere e la poverina si è subito vista in un letto di ospedale. “ Voglio dire che chi del mio vecchio ambiente vorrebbe farti del male, garantito che non te lo dice”. La tranquillizzai. Un giorno, decisi di aprire il mio profilo fb anche per chiarire le cose che s’inventavano sulla banda e venni così a sapere che ogni amica o amico che chiedeva la mia amicizia , lei senza chiedere se fossero d’accordo o meno, zacchete, se li aggiungeva alle sue amicizie. ‘Se questi sono amiche e amici dell’Accattone ( io ) significa che sono interessati ai fatti della banda della Magliana, pensava furbastramente la miliardaria ( lei ), e se ha comprato il libro suo ( mio ) comprerà anche il mio (suo ). E poiché certa gente non è mai satolla delle proprie malefatte e di quelle delle loro adorate Tacca sotto, se uno dei miei amici Fb gli chiedeva cosa ne pensasse di me invece di ammutolirsi per la vergogna delle stronzate che aveva scritto, e magari raccontare di quel pezzente del suo amato Tacca sotto, arricciava il nasino, coccolava la sua frangettina frou frou e sospirando preavviso rispondeva: “ Haaaaa, l’Accattone mica ci può andare a Roma, altrimenti quelli della Majana lo fanno fuori”. Buuuahahahahahahahahah, lei si è cacata sotto per un cucù e tetè di un Monselles qualsiasi e rompeva er cazzo a me che a Roma ce facevo e ce faccio le tournee; buuuuahahahahahah, roba da da Fin qui ascrivo il tutto nella smania di una poverina smaniosa di diventare la Saviano in gonnella. Quello che invece non ascrivevo a nulla era che nonostante le contestazioni che gli feci a Milano, la Camuso Angela non si curò minimamente di eliminare quei due episodi inventati che io mi ritrovai più volte a dover smentire quando c’era qualcuno che non sapendo nulla della mia rettifica a Milano me Accusare qualcuno di essersi fatto scudo di un bambino scudo di un bambino sapendo che non è vero è l’ascrivo alla loro malafede frutto Udite udite mie care amiche e miei cari amici. Un’annetto fa, o giù di li, arriva sul mio profilo fb una richiesta di amicizia; della bravissima Dolcenera? Macchè! Della mirabile Virginia Raffaele? Magari! Della grande, bellissima Luisa Ranieri? Uhm…avrei fatto un’Ola! Della coraggiosissima Milena Gabanelli? Avrei gongolato! Purtroppo nessuna di loro, ma più semplicemente lei, Camuso Angela riportatrice di bufale e moglie di Tacca sotto l’immoralità che aveva piazzato su internet il suo mercatino mettendo in vendita a mia insaputa le immagini dei miei tatuaggi. Con lo stomaco sottosopra, feci passare alcuni giorni per smaltire la sbornia di certe svergognatezze e poi gli risposi. Tu. Tu che hai scritto cose INVENTATE su di me e Marcello per i fatti di Via Donna Olimpia. Tu che non ti sei degnata di rettificarle. Tu. Tu moglie di quel bel tomo un Tacca sotto l’immoralità. Tu. Tu che te la sei fatta sotto per quell’innocuo Alessio Monselles e su Facebook fai la dura vedendo in me il morituro. Tu. Tu, che quando alla mia domanda su dove avevi letto la faccenda del bambino con il quale io e Marcello ci saremmo fatti scudo di un bambino mi rispondesti impudicamente “ NON ME LO RICORDO”. L’autrice di un pamphlet che si fregia della dicitura LA VERA STORIA DELLA BANDA DELLA MAGLIANA che non si ricorda dove ha letto cose che annusate come quei cani da riporto che nun riportano niente. La cosa grave è che certe falsità sono avvalorate dalla prefazione di un tal magistratone che quel processo lo ha istruito; ma le accuse di sequestro di persona(di un bambino e di un portiere usati come scudo) in quel senso, non sono state mosse né a me e tantomeno a Falso su falso spudoratamente falso. Ma io non vi mollo perché ho dalla mia parte donne e uomini che da bambini abitavano nel mio stesso palazzo e che oggi dicono firmandosi con nome e cognome: “Quando c’era Nino, noi bambine e bambini ci sentivamo protetti”. Ps Amiche e Amici, racconto queste cose semplicemente per la precisione, come diceva quel tizio della trasmissione di Fabio Fazio, Quelli che il calcio. E per l a precisione non mi faccio fare la morale dagli immorali soprattutto per cose che NON HO FATTO!


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