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Mario Loria - Un caffè da Jennifer..

  • 18 mar 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

Mario Loria ( il vivandiere di Leonardo Cimino) Un caffè da Jennifer* “Viè, entra”. Disse lo Spilungone accogliendolo sulla porta. Lo accompagnò nel salotto e lo fece accomodare sull’elegante divano rosso mattone ricoperto da uno spesso copri divano scuro. Di fronte al divano, sulle comode poltrone dello stesso colore, erano Sull’impianto stereo ultimo modello girava a volume alto ‘Come é profondo il mare’ di Lucio Dalla. “ Wisky o caffè?”, domandò cerimonioso il padrone di casa. “Mah”, fece l’ospite indeciso se fosse l’ora del liquore o del caffè. Guardò l’orologio e decise per il caffè. Il Riccio, si alzò di scatto dalla poltrona; “ To o faccio io che questi nun so boni a fallo co la crema come o faccio io ”, disse con quel suo sorriso sornione schiacciandogli l’occhiolino, “ un caffè che manco er Cafè de Paris…”, aggirò il divano e si diresse verso la cucina. Lo sentirono smanettare sull’elegante Saeco nuova di zecca. L’ospite saggiò la morbidezza del tappeto persiano che aveva sotto i piedi. Poi si guardò intorno, vide quadri di Kandinsky, di Purificato, Schifano e alcune litografie di Cascella, Guttuso e Leibovitz. Apprezzò il pregio dei mobili laccati di scuro. L’Altro acciuffò il pacchetto di Marlboro che stava sul tavolino in vetro spesso e intarsiato, sfilò una sigaretta a metà e allungò il pacchetto all’ospite: “ Tiè, pè dopo er Il Riccio rientrò nel salone, in mano non aveva una guantiera con tazzine e zuccheriera, ma una pistola nella mano destra e un cuscino coprisedia sulla sinistra che con delicatezza mise sulla nuca dell’ospite come a farlo stare più comodo e contemporaneamente spinse con forza la canna nel cuscino …PUM…il proiettile passò da parte a parte il coprisedia, l’osso parietale fece crack e il rumore attutito dal cuscino, si perse nella profondità del mare. L’uomo che era morto senza neanche poter bere il caffè si chiamava Divenuto noto, per essere stato il vivandiere del bandito Leonardo Cimino che con Franco Mangiavillano e Franco Torregiani, fu autore di una rapina nella quale furono uccisi due rappresentanti di gioielli; i fratelli Silvano e Gabriele Menegazzo. Era il 17 febbraio del 1967. Gli americani bombardavano il Vietnam e Roma si risvegliava con le sembianze di Chicago. Q Quando l’otto alba dell’otto marzo dello stesso anno, mentre le donne si preparavano a festeggiare la loro giornata, gli sbirri bussarono alla porta del casolare nel casolare alle pendici di Monte Mario dove si nascondevano Cimino, Torregiani e Loria, gli ultimi due si arresero mentre Cimino trascinò la vita fino in fondo alla partita. Per quel favoreggiamento Loria scontò dodici di galera e quando uscì di prigione, pensò di sfruttare quel famoso quarto d’ora di notorietà warholiano e sgomitando senza riguardo si appropriò di un posto al Gli fecero capire con le buone che quel posto era già occupato: ma lui fece finta lo gnorri e proseguì come niente fosse. Gli dissero che poteva restare soltanto se cambiasse fornitore: ma il vivandiere continuò a fare orecchie da mercante. Lo avvisarono che stava per essere travolto da un tir: ma lui fece Così lo invitarono a prendere il caffè per un chiarimento definitivo e nel momento in cui sentì la canna della pistola spingere il cuscino sulla nuca forse pensò che il caffè di Jennifer non avesse un buon sapore o forse, che il mare era troppo profondo per chi non sapeva *Il titolo di una canzone dei Pooh

di Antonio Mancini


 
 
 

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