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Pillole di vita e malavita.

  • 30 gen 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Pillole di vita e malavita.

Lo trovammo al solito bar delle facce da lametta. Se ne stava appoggiato alla sua Alfa Romeo sprint blu metallizzata, si dondolava sulle gambe con let's Twist again e succhiava fumo dalla sua Marlboro con i denti stretti emettendo un suono che somigliava alla lingua saettante di un serpente e dopo aver trattenuto a lungo il fumo nei polmoni con un soffio prolungato lo spandeva nell'aria con uno strano sibilo.

"Ecchecazzo se fuma un pitone", disse Claudio mentre ci avvicinavamo. " A Sandro te dovemo chiede un favore", gli dissi a bassa voce. " Mò no..mò c'ho da fa", rispose lui senza degnarci di uno sguardo. " Che c'hai da fa si stai a fuma", insistei. " E te paresse poco". Replicò voltandoci le spalle. " Te volevamo fa vedè 'sta catenina", dissi pescando dalla tasca dei pantaloni il fazzoletto nel quale avevo avvolto la catenina. Si girò lentamente, fece una panoramica su di noi come si guarda degli straccioni, poi posò lo sguardo sulla catenina che gli dondolavo davanti,mi ficcò gli occhi in faccia e mi chiese dove l'avevamo presa. " L'avemo trovata", disse Giggi, " E n dov'è che l'avete trovata? Disse con il tono da presa per il culo. " Alla fermata del 309 de Corso Sempione". Rispose Alberto. " E perchè me lo venite a dì a me?" Fece mellifluo. " Perchè se la volemo venne e nun sapemo quanto ce potemo fa", dissi con un mezzo sorriso. Sandro er Micio allungò la mano verso la catenina recitando indifferenza, la soppesò più volte con il palmo della mano, lesse la frase che era scritta nella medaglietta e dopo aver fatto una smorfia domandò quanto ci volevamo fare. " E si lo sapevamo mica venivamo da te", lo zincò Claudio. Micio rise, soppesò e squadrò di nuovo la catenina e chiese ancora dove l'avevamo trovata, " Te l'avemo detto Sà; alla fermata del 309". dissi cercando di essere il più convincente possibile. "Sicuro?" "E certo che so sicuro" .Feci io annuendo più volte, " ditejelo pure voi sinnò Sandro nun ce crede.". "Alla fermata del 309", Disse Giggi. " Si si, proprio alla fermata", Confermò Alberto " Stavamo ad aspettà l'autobus".Garantì Claudio. " Uhmmm...", Fece per niente convinto er Micio. Poi all'improvviso sparò la sentenza, " a me me sa che l'avete rubbata da quarche parte. " Ma che stai a dì a Sà". Feci il risentito. " Vabbè, me la compro io ma se svago che m'avete vennuto 'na cosa rubbata come v'acchiappo ve faccio er culo color de notte". Disse senza arrossire quella faccia da lametta. Agganciò la Marlboro alle labbra, pescò dalla tasca del giubbotto di pelle un rotolo di banconote, sfilò un pezzo da diecimila lire e ce lo allungò come se stesse facendoci un favore. Otto mani si allungarono per afferrarlo, il più svelto fu Alberto, che la giro da una parte e l'altra alla luce del lampione e ci allontanammo. Prima di girare l'angolo ci arrivò il sibilo del fumo sbuffato come soltanto Micio sapeva fare, e subito dopo ci rifece cavallo. " Ahò ma nun è che l'avete rubbata..." si divertiva il felino. " Noneeeeeee....", urlai. Girato l'angolo Giggi disse a bassa voce. " C'ha fatto dumila domande...Ma è n ladro d'appartamenti o 'na madama?. " Ha detto che se svaga che è rubbata ce fa er culo color de notte". Sogghignò Claudio. " L'avemo trovata alla fermata del 309...ma che cazzo vole?" Dissi io. Sbottammo a ridere e in coro lo mandammo affanculo.

Il Micio aveva trenta anni. Noi quattordici.

Scusate se in questo periodo non sono molto presente ma i troppi impegni non me lo permettono. Comunque continuo a rispondere ai messaggi anche se con lentezza.

di Antonio Mancini


 
 
 

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